di Marco Tripodi

Mentre tutto il mondo cerca di capire quando e come si uscirà dalla quarantena imposta dal diffondersi del coronavirus, le società calcistiche provano a fare i conti con i danni economici che lo stop forzato a campionati e coppe può produrre loro.

Lo scenario peggiore che si palesa all'orizzonte è quello di non riuscire a portare a termine i tornei. Un'eventuale mancata conclusione della Serie A provocherebbe voragini enormi nei bilanci di tutti i club, facendo venir meno le ingenti entrate derivanti da diritti televisivi, merchandising e vendita dei biglietti per lo stadio. Un danno che per diverse realtà del pallone potrebbe voler dire rinunciare fino ad un terzo dei propri incassi annuali, mandando letteralmente le società sull'orlo del baratro finanziario. Soprattutto in quei casi in cui la situazione economica e dirigenziale appare già da tempo incerta e traballante. Come accade, ad esempio, alle due compagini genovesi. Entrambe formalmente in vendita e alle prese con i grattacapi finanziari o legali dei rispettivi proprietari, Genoa e Sampdoria rischiano di pagare a caro prezzo e più di altre le conseguenze derivanti dal proliferare del Covid-19.

L'eventuale ripresa del torneo a porte chiuse, ipotesi che al netto dell'evolversi della situazione sanitaria pare al momento essere la più probabile, garantirebbe se non altro la salvaguardia dei denari garantiti dalle pay-tv, sacrificando solo gli incassi dei botteghini. Una cifra, quest'ultima, comunque non esattamente trascurabile.
Secondo un calcolo fatto dal Secolo XIX nei giorni scorsi, giocare le restanti sette partite di Serie A (tra cui alcune di assoluto rilievo come quelle contro Juventus, Inter e Napoli) senza il supporto, anche monetario, del proprio pubblico potrebbe costare al Genoa fino a quattro milioni di euro tra mancati incassi e quote rimborsi per gli abbonati. Un po' meglio dovrebbe andare ai blucerchiati, che di gare da disputare a Marassi ne hanno due in meno. Tra queste però figura anche il derby, sfida tradizionalmente da tutto esaurito.

Una delle soluzione vagliate dalle due dirigenze, che permetterebbe se non altro di limare le voci in uscita compensando le mancate entrate, è quella di tagliare gli stipendi dovuti ai propri tesserati, calciatori e tecnici in primis. Una condizione che tuttavia difficilmente potrà trovare riscontri positivi senza l'assenso preventivo dei diretti interessati. Cosa che al momento appare lontana dall'avvenire.

Ma se il calcio se la passa male, per le altre discipline le cose non vanno certo meglio. A tal proposito qualche giorno fa l'assessore allo sport del Comune di Genova, Stefano Anzalone, ha scritto una lettera proprio a Samp e Genoa chiedendo loro un aiuto per le migliaia di società sportive dilettantistiche della Regione che rischiano di trovarsi in ginocchio ad emergenza terminata. Una richiesta che, a fronte di quanto illustrato sopra, rischia però di cadere nel vuoto.