Formula 1: gli anni sessanta

di Piero Giuseppe Goletto

Il 1961 è l’anno in cui entrano in Formula 1 costruttori quali Lotus, BRM, Cooper; in tempi successivi arriveranno anche Tyrrell, McLaren e Williams. Questi sono stati spesso definiti “assemblatori” per differenziarli dalla Ferrari (e oggi dalla Mercedes) che costruiscono sia motore che telaio e scocca.

Costruttori come Lotus, BRM o Cooper acquistano dapprima da Coventry-Climax e poi da Ford-Cosworth i  motori e da ZF o Hewland i cambi. L’ingresso di questi costruttori denota che la F1 è diventata una “cosa molto seria”.

Gli anni dal 1962 al 1967 vedono, sul piano tecnico, l’introduzione della monoscocca e il consolidamento del motore posteriore, al punto che l’Ing. Carlo Chiti convinse definitivamente Enzo Ferrari della necessità di passare al motore posteriore. Il regolamento tecnico, dai 1.500 cc. dei primi anni Sessanta, propone a partire dal 1966 la scelta tra la cilindrata 1500 cc turbo e la cilindrata 3000 cc aspirato.

Sono gli anni di grandissimi campioni come Jim Clark – che diventerà l’ispirazione e il modello per Ayrton Senna; Graham Hill, unico pilota, sinora, a vincere sia il mondiale di F1, sia la 24 ore di Le Mans, sia la 500 Miglia di Indianapolis; Jackie Stewart. Sono anche gli anni in cui inizia l’attività il team di Jack Brabham, che sarà l’unico pilota-costruttore della storia della F1.

Jim Clark

Il 1967 è un anno importantissimo perché la Lotus introdurrà con la Lotus 49 il motore Ford Cosworth DFV, capolavoro di ingegneria che segna la storia della F1 per oltre un decennio. Gli ingegneri che lo progettano sono Mike Costin e Keith Duckworth.

Sono anche gli anni in cui la Formula 1 comincia via via a contemplare gare al di fuori dell’Europa. Il calendario si struttura secondo uno schema che prosegue anche ai nostri giorni: le prime e le ultime gare della stagione si svolgono in nazioni extraeuropee, la parte centrale della stagione invece ha luogo in circuiti europei.

Fuori Europa si corre, ad esempio, a Watkins Glen (stato di New York) e in Messico. Si consolida la fama di circuiti quali Monza, dove all’epoca si correva anche sull’anello dell’Alta Velocità (vedi mappa circuito); questa soluzione venne considerata poco sicura e abbandonata.