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Analisi di metà stagione: i top teams

12/07/2024 | Formula 1

di Piero Giuseppe Goletto

Arriviamo a metà stagione di F1 (dopo il GP di Silverstone, che tanti dolori inflisse alla Ferrari) con una classifica che vede al comando Max Verstappen con 255 seguito da Lando Norris a 171 punti, Charles Leclerc a 150 punti, Carlos Sainz a 146 punti e Oscar Piastri a 124 punti. Nel mondiale costruttori Red Bull è in testa con 373 punti, Ferrari la segue a 302 punti (la differenza essendo determinata dai 6 punti di Bearman), McLaren in terza posizione a 295 punti e Mercedes 221. Queste le posizioni di testa. E vale la pena, a nostro avviso, tentare un’analisi di quello che sta succedendo dato il dinamismo che si è impresso negli ultimi mesi.

Un elemento di ordine generale da considerare è che i diversi team stanno arrivando alla convergenza tecnica, cioè alla piena comprensione del comportamento della vettura e di come sbloccare potenziale e prestazioni. Inoltre, l’allocazione delle ore disponibili sia per le simulazioni di dinamica dei fluidi sia per la galleria del vento, che per definizione penalizza i costruttori nelle posizioni di testa, accelera questo processo di convergenza.

Che la convergenza sia in atto è dimostrato visto che a Imola, a Barcellona e in Canada la lotta è stata tra Norris e Verstappen, mentre abbiamo visto Leclerc contro Piastri a Montecarlo, in Austria Russell – Piastri e finalmente in Gran Bretagna Hamilton contro Verstappen. Questo è confermato dal fatto che, se è vero che Verstappen ha vinto 7 gare su 12, le altre 5 sono state appannaggio di 5 piloti diversi e guardando ai podi rileviamo 9 podi per l’olandese, 7 podi per Norris e 5 per Leclerc Questo non solo smentisce l’ipotesi – formulata unanimemente a inizio stagione – della manifesta superiorità Red Bull ma riporta in primo piano le capacità dei piloti di “portare a casa” la vittoria e del muretto di decidere le giuste strategie.

“Dipinto” questo quadro generale, in questa sede vorremmo soffermarci sui top team: Red Bull, Ferrari, McLaren e Mercedes.

Red Bull è meno dominante che in passato, ed è palese che il valore aggiunto di Max Verstappen può superare ½ secondo a giro considerando comunque che la RB20 appare plafonata. Il punto di forza della Red Bull appare precisamente l’execution, cioè la capacità di convertire le strategie elaborate a tavolino in punti sonanti. L’abbandono di Adrian Newey non dovrebbe rappresentare un problema nel lungo periodo, in quanto siamo convinti che l’ingegnere inglese abbia creato una sua scuola all’interno del team di Milton Keynes. È invece preoccupante (per Red Bull) la crisi di Sergio Perez e che il team ha bisogno del suo apporto per garantirsi il campionato mondiale costruttori. Quanto al pilota messicano, secondo il sito funoanalisitecnica.it esisterebbe una clausola secondo cui a valle del GP del Belgio il distacco in classifica tra Verstappen e Perez non dovrebbe superare i 100 punti. Ove tale divario fosse superiore si riscalderebbe in panchina Daniel Ricciardo, benché Sergio Perez sia una figura di spicco per il mercato latino e goda dell’appoggio anche economico di Carlos Slim, magnate delle telecomunicazioni.

Dopo il Gran Premio di Gran Bretagna, è invece crisi nera per la Ferrari. In realtà il brusco risveglio c’è stato in Canada, dopo la stupenda gara di Montecarlo. L’ultimo ad abbandonare Maranello per dirigersi verso altri lidi (Aston Martin) è Enrico Cardile. Nulla si sa di Adrian Newey per ora, anche se circola voce che abbia firmato un precontratto con la casa del Cavallino. Nel brevissimo termine, l’obiettivo deve necessariamente essere la comprensione del pacchetto di aggiornamenti che ha debuttato a Barcellona e che potrebbe anche essere incompleto. L’impressione è che qualcuno – e non stiamo parlando dei piloti – stia perdendo di vista la ragione esistenziale della Ferrari: cercare di vincere, cosa che è chiara agli uomini di AFCorse impegnati nel WEC.  E siccome non basterà Newey per tornare a vincere perché la F1 è sport di squadra e le vetture sono molto complesse, avrebbe senso reclutare ingegneri da AF Corse, Dallara, Ducati – tecnici con cui riorganizzare l’ufficio tecnico e il muretto box che a Silverstone – è un eufemismo – non ha brillato.  Nelle ultime quattro gare Maranello ha conquistato 50 punti contro i 97 di Red Bull, i 111 di McLaren e i 125 di Mercedes. Sainz ha portato a casa 38 punti contro i 12 di Leclerc.

Chi dispone a nostro avviso della monoposto migliore è in questo momento la McLaren. Qui si sommano due problemi. Il primo di questi dimostra quanto è importante l’execution: a Silverstone, occorreva rispondere alle mutevoli condizioni meteorologiche in tempi strettissimi ed è un valore aggiunto la capacità diffusa tra piloti, tecnici e ingegneri di leggere la situazione. il team diretto da Andrea Stella non è abituato a vincere ed anzi, per esplicita ammissione dell’ingegnere di Orvieto ha commesso errori nelle chiamate ai pit stop. In generale, Norris è apparso rinunciatario in più di una circostanza, specie nei corpo a corpo con Verstappen, e Piastri è semplicemente acerbo.

Chi è in netto recupero è poi la Mercedes, come testimoniato dalla vittoria di Hamilton in Gran Bretagna – vittoria che ha preso di forza il Re Nero. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, Brackley è riuscita a sbloccare il rendimento della W15. Questo risultato viene dopo due anni difficili in cui la scuderia diretta da Toto Wolff non è riuscita nelle due stagioni precedenti a offrire a Lewis Hamilton una vettura in grado di lottare per il campionato del mondo e in recenti dichiarazioni il manager austriaco ha ricordato l’ovvio: più in alto arriva un team come Mercedes, più diventa appetibile per piloti di altissima caratura (citiamo Verstappen a titolo di esempio ma non è il solo).

 

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